martedì 5 ottobre 2010

Intorno al fuoco

Era così bella che il cuore claudicava: sentivo corto il respiro nella gola riarsa.
Lei ballava scalza.
Zampilli d'anemico sangue le stelle sul mare nero.
L'estraneo oscuro manto applaudiva discreto sostenendo con le ampie spalle cumuli spettatori silenti.
Mi fissavo sulle labbra  e poi sulla fronte supplicando un fortuito incrocio.
Intorno al fuoco incedeva con saltelli gentili.
Musiche suadenti, drappi, gonne, sete danzanti.
Carezze di vento.
Lui la teneva stretta al guinzaglio d'uno sguardo inequivoco: muto, ammirato e padrone.
La storia era semplice.
Amavo i suoi capelli, il sale, il mento fiero.
Amavo il pozzo profondo dei suoi noti pensieri.
Amavo il lento divenire della verità che prendeva forma nel riflesso dei suoi occhi lontani: mia mai.

Sorrisi e applausi come fiaccole e battito d'ali.
L'estate si spegneva nelle candeline della mimosa.

La vidi scomparire nel buio solo un attimo dopo il bacio ripetuto sulla guancia:
non posso altrove, ma ti bacio sul cuore.

Poi calde lacrime dal cielo, il tuffo tutti insieme, vestiti e nudi, gli abbracci prolungati.
Carta di vetro a lisciarmi le ferite.

giovedì 30 settembre 2010

Come vorrei che fossi mia

COME VORREI CHE FOSSI MIA

Nei momenti dell'amore
nei giorni di stanca
quando percorro il tuo sentiero
quando l'aria mi manca.

Vorrei che fosse mio quando piange il tuo viso
la lacrima d'una sorpresa
la furia sdegnata
la schiena che volgi
la lotta e la resa

Come vorrei che fossi mia
quando ti accarezzo i pensieri
quando mi guardi le mani
e mi prometti il mondo
mentendo con pudore

Vorrei che fosse mio il tuo mento
il sopracciglio che muovi
quando nascondi un desiderio
la tasca che svuoti
quando non mi prendi sul serio

Come vorrei che fossi mia quando mi ascolti
e mi lasci straparlare
l'attimo che rimane
prima che senza dire
mi baci ed il silenzio dei corpi

Vorrei che fosse mia la tua bocca
il cuore
il vaso
la coperta
e il futuro

Vorrrei che fosse mio il cielo che ti colora
gli occhi che cangiano
il riflesso che irradia
il sogno che nasce
la notte suicida
l'alba che splende trionfante

Come vorrei che fosse mio il tuo viaggio
la preparazione e l'attesa
l'aria che trepida
l'arrivo
la meraviglia
la scoperta

Vorrei che fosse mia la stella
la bruma
la magia

martedì 28 settembre 2010

Centopensieri

Centopensieri
il primo è per lei
gli altri
novantanove
semplici
scalini

le sei
cinque ore senza
non è assenza
semmai mancanza

Basta uno sguardo
a volte
e ti prende la mente

Vuoi sapere
perchè ieri un pianeta distante
adesso un attimo costante

E allora pensi

Quei due minuti
Intensi
Quasi violenti
Il mondo che scompare
Il mondo che
si rivela
In tutta la sua
Bruttezza e bellezza
Onore e pena
Come una vela
di ritorno dalla luna
La luce improvvisa
Il buio profondo
Quei due minuti
Così intensi
Così violenti
Come un fortunale
Come un arcobaleno

Io che dimentico di esistere
Perché vivo
Finalmente vivo

mercoledì 22 settembre 2010

Lenta mente

Non comprendevo a pieno la tristezza che respiravo attraverso gesti quotidiani e conosciuti:
la marmellata sulla fetta biscottata, l'acido leggero dello yogurt sulla lingua, l'infusione lenta del the.
Poi un profumo, il giorno che si fa rosa nel buongiorno altrui.
C'è sempre una certa differenza tra leggerti e non leggerti,
tra averti e cercarti.

lunedì 20 settembre 2010

Il quinto giorno

Il quinto giorno se ne rese conto
Finalmente
Dolorante
L'amava
Spasmodicamente
 
Rovinosamente
Perduta
Le mandó un messaggio
Invano
Le scrisse una lettera
Invano

Il suo cuore aveva venduto
Un uomo che lo comprò senza esitare
in un panno di velluto blu lo avvolse.
Nascosto nel vano segreto
Del rosso carrettino
Il collezionista di attimi
partì.

Il viaggio sarebbe stato lungo

L'isola avrebbe atteso
Con dolce pazienza

La risacca

scandisce
l'attesa

Pianse

Disperatemente
Nuotó
Le bracciate si fecero vieppiú
Impossibili

Desistette

E sul dorso si abbandonó
La deriva lo condusse leggero
Al delimitar d'una nera spiaggia
Oltre
le prime luci della sera.

Più non la rivide

Ed ovunque la cercó.
Il quinto giorno se ne rese conto
Dolorosamente
L'amava
Rovinosamente
perduta.

venerdì 17 settembre 2010

Stasera

(Stasera l'amore ha il sapore acido del dolce andato a male)
 
Pensieri come lame
Tagli 
fogli di carta
Inchiostro e sale
Righe sottili che tranciano
Desideri
Svaniti

Fame

Buio
Corde che si stringono
Per l'ultimo nodo
Che non saprai perdonare

Mi dici addio piangendo

Perché addio
Lo dico a noi e non a te

Fame

Buio

venerdì 10 settembre 2010

Il punto di rottura.



Io ti incendierei,
io ti abbatterei,
io ti dimenticherei:
ah, se solo potessi
come mi accanirei.
Pala e piccone,
maleeppeggio e mazzetta,
ogni singolo foratino
sbriciolato,
insacchettato 
trasportato,
annullato.
Io ti brucerei,
io ti cancellerei,
se solo potessi
ti sbrandellerei.

Ti rapirei l'aria,
ti sottrarrei la luce,
sotterrerei i ricordi
svuoterei le acque.
Ah, se solo potessi
ti devasterei,
inquinerei,
assorbirei,
maledirei.
Se solo potessi
ti chiamerei.

sabato 4 settembre 2010

Se mai


Se mai ti chiedessi dove corro quando accanto a te non trovi che lenzuola appena sgualcite.
Se mai ti chiedessi cosa vedo quando il cuore ancora riposa.
Se mai ti chiedessi dove nasco rinasco muoio e sopravvivo.
Se mai ti chiedessi dove sono tutte le volte che non ci sono.
Se mai volessi cercarmi.
Se mai volessi trovarmi.
Se mai volessi nuotare con me,
se mai volessi volare con le mie stesse ali.
(Perchè è da questa parte che si guarda...)

giovedì 2 settembre 2010

Δώσ' μου πίσω την καρδιά μου

Δώσ' μου πίσω την καρδιά μου
δώσ' μου πίσω την καρδιά

να την πιάσω να τη σκίσω
σε κομμάτια μια φορά
να μη σ' αγαπάω πια

mercoledì 1 settembre 2010

Volevo chiamarti

Volevo chiamarti,
pattinare veloce sul lago ghiacciato che ci separa da un pò.
Ho cercato il numero, sebbene lo ricordi a memoria.
Per non sbagliare o per cercare del tempo.
Ho aspettato che suonasse due volte e poi ho riagganciato.
Ho pensato che se scompari è per non farti trovare.
La mia ricerca oltre che vana sarebbe stata senza rispetto.
Ho pensato a quanta vita ci sia sotto lo strato che vedo e che non devo sapere.
Semplicemente perchè non vuoi.
O non puoi.
Volevo chiamarti,
navigare sul mare che ci separa un'illusione di qualche minuto.
Come se potessimo essere vicini.
Ho cercato il numero, sebbene lo ricordi ancora.
Per non sbagliare o per cercare del tempo.
Ho aspettato che suonasse due volte e poi ho riagganciato.
Come sai.
O come sospettavi.
Poi ho pensato che se scompari è per farti trovare.
Di una fuga continuerò sempre ad amarne le tracce.
Ho pensato che forse non dovevo.

lunedì 30 agosto 2010

30 Agosto 2010

30 Agosto

Cose non dette
le tasche di un pensiero
La sabbia umida della sera
sulle passerelle di legno
il buio all'orizzonte
il sale nell'aria
lucine tremolanti

Stelle appena accese

la fine dell'estate
un amore che ritorna
la scia d'un profumo

L'idea d'un viaggio

un fiore regalato
una bottiglia di vino
una voce
un ricordo

Una lettera

Una scatola di matite

giovedì 26 agosto 2010

Crudele - Per favore non piangere

Per favore non piangere.
Sono sempre con te,
anche quando ti sembrerò così distante che stenterai a trovarmi.
Perchè ti sono dentro
in quella maniera che solo tu conosci.

Per favore non piangere perchè ti amo
ed è solo perchè ti amo
che me ne vado.
Lascia che suoni ancora quella canzone che adesso ti strugge l'anima.
Per favore non piangere.
Adesso che la nebbia cala sul mare piatto
adesso che è sera
adesso che
adesso.

Per favore non piangere, sono sempre con te
ma è la classica bugia,
come un dolore chiuso a pugno,
acqua e sabbia che scivolano via.
Quando ti sembrerà così vero che ormai non ci sono
perchè è da tempo
che non ci siamo
scoprirai che non ti sono dentro
e non esiste nessuna maniera che solo tu conosci.
Per favore non piangere,
lascia che suoni ancora quella canzone
le parole che non ho mai imparato
le parole che non ho trovato
la menzogna che ho inventato

Ma per favore non piangere.

martedì 3 agosto 2010

Le diceva sempre

Ti amo quando chiudi gli occhi ed io scompaio dentro di te. 
Ma ti odio quando li apri e fai come me.

giovedì 29 luglio 2010

Scusami

Scusami
se ti ferisco
quando non capisco
che sarebbe meglio evitare
di straparlare
raccontare
come fossi l'amica del cuore.

Scusami

se non comprendo
e alla fine ti offendo
magari non volendo
semplicemente dicendo.

Ma chiederti scusa

non vuol dire fabbricare una scusa
e saperti confusa
mi sorprende
perchè in fin dei conti non ho mai mentito.
Divertito,
cambiato,
fantasticato,
ma mentito mai.

Sono così,

come tu non mi vuoi,
ma così,
come tu vorresti che fossi tuo.

E allora adesso mi allontano,

non scrivo più e tantomeno ti chiamo.
Chiudo la porta che sai resterà comunque aperta
ricomincio la scoperta
alla ricerca
di quello che non ho,
e che amerò quel poco,
o quel tanto finchè l'avrò.
Dopo di che ricomincerò.
Perchè non ho pace
e forse è questo che mi sopravvive,
è questo che mi piace.

Superficiale banale scontato codardo bastardo

come preferisci
io non m'offendo
casomai mi difendo.
Ma non t'importerà...

mercoledì 28 luglio 2010

sabato 24 luglio 2010



Le onde sono maestose e pericolose.
Ma troppo affascinanti.
Troppo invitanti.

Stai attento...
Sorrido e mi lascio sommergere da spuma e corrente.
Poi mi viene un'idea: se M. sale sulla piccola tavola lo trasporto correndo sul rettilineo lungo della bianca spiaggia,
lì dove l'acqua si lascia morire,
il divertimento è assicurato.
Corro forte almeno dieci volte su e giù.
M. ride come un matto quando viene scalzato da ondine veementi.
Prendo fiato.
Adesso tocca a me.
Nuoto con la piccola tavola legata al polso destro.
La corrente è forte ma spinge verso la costa non al largo.
Mi allontano una ventina di metri con qualche sforzo.
Attendo la mia piccola grande nave.
Salgo sulla pancia 
dell'uomo ragno
 e la guardo nascere a due metri da me.
S'ingrossa e mi cattura.
Ci salgo sopra e non esisto più: tutto è cielo e mare e sabbia e amore.

martedì 20 luglio 2010

Ieri

Incanti di azzurro cielo,
piccole onde gentili come carezze.
Dove sono le tue mani adesso?
Bramo un sorriso, uno ancora.
Ti amo piangendo in silenzio e ti cerco.
Perlustrazioni vane di una mente folle di dolore.
Gocce d'amore
su sonni vinti,
piccola di fronte
al gesto tuo più piccolo.
Signora, mia madre.
Angelo accanto ad angeli.

mercoledì 23 giugno 2010

senza titolo

Mentre sto facendo le cose più normali, ad esempio lavando i piatti, come stasera, senza un motivo particolare mi viene da vomitare.
Poi mi manca il respiro e lo stomaco mi si fa piccolo.

Perché lei si sente soffocare.
Perché lei non riesce a respirare.
Perché lei non puó chiamare.

Allora vado in ospedale col cuore che pompa troppo veloce.
Cammino con le mani in tasca e collego la puzza all'umido: mi sono pisciato sotto.
La dottoressa sta ancora là. Appena mi vede si siede sulla scrivania poggiando una parte del suo culo.
Mi dice sempre la stessa cosa: sua madre è giunta cadavere.

Non riesco a respirare. Non riesco a capire.

sabato 19 giugno 2010

detto mai

Piccole pezze di cielo,
fessure di vita:
morirei per un tuo sguardo adesso,
uno ancora.
Una carezza sul ginocchio e mi dicevi
come va?
Il mondo spariva, eravamo io e te.
Quelle mattine a parlare,
soffi di parole a disegnare i sogni.
Il profumo del mirto, i canti ripetuti.
Ed io cieco pensavo al mare.
Poco prima ti scrissi una lettera.
E' ancora lì in una cartella sospesa.
Mai più avuto il coraggio di aprirla.
E mai più avrò la forza di aprirmi.
Ricordi le colazioni sulla grande terrazza, lo sguardo perso nella scia dei delfini?
Parlavi sempre troppo per me.
Ti ascoltavo sempre troppo poco.
Ti avevo scritto di quanto fosse stato difficile : era solo apparenza ma tutto l'amore che mi donavi tornava allo specchio.
Davvero.
Sempre.
Ti avevo scritto della nostra ultima stagione assieme,
la salute che cambiava,
le distanze che si facevano impietose.
Io correvo e tu arrancavi.
Ti avevo scritto di tutte quelle volte che mi pareva d'averti accanto mentre invece eri a casa.
Un pomeriggio di ottobre pioveva a dirotto ma volli correre.
La stessa strada di sempre lungo la pineta.
Un salto qua e la tra le pozzanghere della strada allagata.
La scuola di mio figlio.
Il tuo amore smisurato.
Poi il grande rettilineo fino al porto e finalmente il mare.
Non il nostro.
Correvo furioso, senza un motivo particolare.
Era la pioggia che donava energia.
O solo che doveva essere.
Ho sentito chiamarmi.
Fermati, non ce la faccio più: camminiamo.
Ho pensato d'essere magicamente pazzo.
Si, dai, camminiamo, hai detto.
Voglio parlarti.
Allora si che il cuore è impazzito.
Tu mi parlavi, c'era il mare, grigio tempesta nel cielo livido, ma tu non c'eri.
Io sto andando, ormai.

martedì 15 giugno 2010

a f a

nella dolciastra afa del quindici giugno
giorno un giorno gioioso
il vento muoveva
con lingue acide di tempi diversi
polvere oppressa
su asfalti di gocce macchiati

altri respiri, altra aria,
altre persone, altri mondi
lei disse
pesante come una minaccia
triste come una minaccia fiacca

di chi parli le rispose
del mio o del tuo
cuore?

senza clemenza stille di sudore su fronti corrucciate
il mare fermo ed amaro
amare è amaro
amaro non ferire volendolo fare

occhi verdi, occhi verdi, soltanto le disse
non guardarmi così
che ti farai male
e non toccarmi furtiva col braccio cercando
un approdo che ancora non c'è

ancora era ieri
temere era ieri
cercare era ieri

l'aria pesante restò in attesa
l'attesa pesante schiacciò la premura

vedremo si dissero
e lei sapeva già

sabato 12 giugno 2010

L'altro ieri

Mi piace ascoltare la tua voce
lo scandire delle sillabe
ed i suoni che produce

Mi piace anche quando non dici
il semplice respiro
il vuoto di una pausa
l'aspettattiva che sussegue

Mi piace immaginarti seduta
o indaffarata
il ferro da stiro ed il vapore

Mi piace saperti viva
sangue
crosta
e cicatrice
che non t'arrendi
e che parti

Acqua di mare che disinfetta
promessa di conchiglie
o piccoli sassi
Mi piace guardarlo coi tuoi occhi
il vaso che si riempie
il biglietto di ritorno

Mi piace non sapere
Mi piace la tua voce

mercoledì 2 giugno 2010


Abbiamo parlato dopo tanto tempo. Ti ho ascoltata tanto tempo dopo. Ma non so dirti che effetto mi ha fatto. Forse aldilà dell'amore e dell'amicizia, ci sono persone che sono vicine e basta. Ho cercato di chiudere e negare poi ogni altro pensiero relativamente facile poi da elaborare.

lunedì 31 maggio 2010

Pezzi


Sto cadendo a pezzi: basterebbe soltanto che te ne andassi sbattendo la porta.

giovedì 27 maggio 2010

Non esiste

L'amicizia passa attraverso il dolore che provoca l'amore negato.
Da una parte o dall'altra.
Non esiste amicizia tra un uomo ed una donna.

martedì 25 maggio 2010

La sostanza






Non dimenticherò mai l'attimo in cui ti ho vista.


Non dimenticherò mai l'attimo in cui ti ho visto: sarei voluta essere ovunque piuttosto che ad un centimetro da te.

lunedì 24 maggio 2010

Chiuso

Chiuso per stress,
chiuso per stanchezza,
chiuso per sonno,
chiuso per fame.
Chiuso per ferie,
chiuso per malattia,
chiuso perchè so cazzi mia.
Chiuso per mancanza di fondi,
chiuso per mancanza di pazienza,
chiuso per mancanza. Punto.
Chiuso per oltrepassato limite.
Chiuso perchè non sono una banca,
chiuso, chiuso, chiuso.
Come cristo comanda.

mercoledì 19 maggio 2010

Come stai?

Buongiorno, come va?
Bene grazie e lei? D'un fiato.
E uno.
Buongiorno, come sta?
Bene grazie e lei? D'un fiato.
E due.
Ciao, come stai?
Bene grazie te? D'un fiato.
E tre.
Ciao, allora che dici? Come va?
E quattro.
No aspetta, una domanda: ma a te che cazzo te ne frega di come mi va?
O meglio, solo un secondo che mi spiego:
a te, te frega qualcosa di come sto?
L'amica che tanto amica non è rimane di sale.
Me sa che non stai bene, farfuglia, logicamente in difficoltà.
Anche se non è colpa sua.
Lo vuoi un caffè?
Salve Massimiliano, come sta?
E cinque.
Signora, salve: ma perchè non si fa i cazzi suoi?
Sto male, embè? Non guarisco, embè?
Nun me passa e allora? Ma perchè a lei je ne frega qualcosa de come sto?
Me sento male, nun dormo, me rode er culo da mattina a sera: ecco come sto.
La signora strizza gli occhi e pensa di vivere un sogno.
Oppure voleva- come tutti- solamente salutare?
Allora si dice semplicemente buongiorno o buonasera, basta guardare un attimo prima se c'è il sole o no.
Tanto, alla fine, tutto quello che voglio non è qui.

mercoledì 12 maggio 2010

Ma se lo annacqui...

caffè, caffè, caffè, serve del caffè
per pensare
per stare svegli
per non pensare a te.
O per pensare meglio
cercando di stare meglio
perchè se non sbaglio
mi fa stare male
pensare
che mi fai ancora
stare male.
Serve del caffè
perchè se mi sveglio alle quattro
e non connetto
divento matto
matto più o meno come non vederti
o vederti meno
o per niente
adesso che sei presente
più di sempre
Parole, parole, parole
servono parole per cercare
di spiegare
ma c'è poco da capire.
E allora affanculo il caffè
smetto di riempirmi di domande
e corro da te.

martedì 11 maggio 2010

Risotto

Chiudendo rapidamente la conversazione hai detto ci sentiamo con più calma.
Ho pensato a quando sarebbe stato, tra un millennio o due. Ho pensato alle sporadiche letterine, alle parche parole.
Poi, dal vento e dalle nuvole basse, dal grigio e dal nero, sono comparsi gli occhi.
Non disturbi, affatto.
Cerchiati di rosso, come chi deve piangere ma non può.
Come chi è solo ma non può ammetterlo.

Suona il telefono.
Mancano dieci minuti alle nove.
Ho cenato senza gusto. La borsa è sul letto, cinquanta mila lire nel portafogli.
E' per te, mi fa mia sorella.
Avvicino la cornetta all'orecchio paventando tre o quattro ipotesi.
Sei tu.
Imposto una voce arrabbiata.
Dolcemente invece mi dici che hai saputo che domani parto.
Per la verità è stasera. La tradotta di mezzanotte.
Rimaniamo sospesi in silenzio. Una promessa di chiarimento, un arrivederci a fra un mese.
Destinazione permettendo.

Ci metto del tempo prima di poterlo fare: una telefonata, una chiave, un problema, una battuta col pilota, un'altra telefonata.
Finalmente giro il bancone e ti abbraccio.
Dopo venti anni o venti anni dopo.
Non c'è più madame rochas ed il mare è solo una massa indistinta dietro cubi di bianco cemento.
Ho paura a stringerti troppo in balia dei flutti così come mi appari.
Allora?
Sospiri.
Dobbiamo tranciare questa difficoltà iniziale di comunicazione.
Come se servisse un altro abbraccio. Come se non servisse parlare.
Ci pensi tu a rompere l'equilibrio degli sguardi sopra il silenzio.
Ti lanci in spiegazioni tecniche percorrendo l'iter della scoperta.
Ci deve essere un motivo dici.
Che fai, ti ho ammutolito?

Entro in macchina, seduto dietro, nella ipsilon dieci rossa di Carmine.
Accanto a lui c'è Stefano.
Dal finestrino abbassato dieci centimetri aria di neve.
Nella vena della tempia pulsa la speranza.
Quando torni ne parliamo. Un mese vola via.
Il binario, i saluti, gli zaini, le lacrime, una canzone conosciuta.

Non riesco a tirare fuori parole di significato.
Ci sono migliaia di fosse di non conoscenza ad ogni passo.
Le difese immunitarie, il cuore che si perde il cervello assai più veloce, le colpe che ti dai, la delusione che disegni con tutte le parole che dici o sussurri soltanto.
Ti guardo le mani che non riconosco, i piedi che non ricordo.
Dentro l'incapacità di darti ragione.

Seduto, la schiena dritta, la borsa sulle ginocchia, realizzo: il tempo c'era, dovevo passare.
Il tempo c'era, dovevo abbracciarti, una volta per tutte.

-Adesso vado via che ho fame.
-Che ti prepari?
-Risotto, io adoro il risotto: risotto parmigiano e stracchino.
Però prima ti abbraccio che ne ho voglia.

domenica 9 maggio 2010

Non farmi male

Mi hai detto accompagnami a fare la spesa.
Ho fatto si con la testa.
Muti, io dietro come un segugio.
Rapidi volteggi tra scaffali imbanditi: le uova, la scadenza, il latte, la scadenza, il prosciutto, la scadenza.
Perchè non lo prendi fresco?
Troppa fila.
Si, ma è più buono.
Non hai risposto.
I biscotti, quelli no che non si sciolgono nel latte.
Intanto mi carezzavo i capelli io.
Ti guardavo il culo ogni tanto.
Avevi una certa dimestichezza interessata, come se ti piacesse leggere le informazioni sul retro delle confezioni.
Ma non badavi ai prezzi.
Guarda che il tonno è in offerta.
Si, ma questo è più tenero.
Parti invertite.
Senza volerlo ho poggiato la mano sulla tua: cercavamo la stessa marmellata di more sullo stesso scaffale nello stesso momento.
E' stato un brivido.
Allora ho preso il carrello e camminato verso il banco frigo: ancora freddo.
Sei arrivato e mentre afferravo il cartone mi hai sfiorato la mano: quello della centrale è più buono.
Ho arrotolato di nuovo i capelli tra le mani.
Alle casse c'era coda. Hai scelto quella che a me sembrava più lunga.
Hai preso il telefono e senza degnarmi cominciato a scrivere.
Io vedevo solo la lucina rossa lampeggiare.
Caruccio che sei, ti ho detto infastidita.
Hai sorriso.
Quel malinconico tenero dolce bastardo modo di sorridere che hai.
La cassiera era lenta, ma carina.
Ho avuto l'impressione che trattenesse la mano nel restituirti la carta.
Aveva lunghi capelli ricci legati in una treccia ampia.
Ho pensato alle doppie punte.
Ho riempito le buste in maniera ordinata come piace a me.
Mi hai guardata come a dire che non c'era bisogno.
Oltre la porta scorrevole il vento di tramontava scuoteva la fila dei platani.
Che fai dopo?
Niente, ho detto insicura.
Allora accompagnami sù, poso le buste e scendo che devo ancora finire.
Non ho capito cosa ma t'ho seguito.
In ascensore, sopra i tasti, sopra la scritta del pronto intervento, un deodorante d'ambiente.
Hai poggiato la spesa per terra e premuto il cinque. Io mi sono schiacciata contro la lucida parete opposta.
Mentre il motore saliva ti sei avvicinato valicando subito il confine di sicurezza: la mano mi ha pettinato i capelli dietro la nuca e accolto il collo.
Ho aperto la bocca e chiuso gli occhi.
Mi hai baciato per venti secondi finchè l'ascensore s'assestava al piano.
La tua lingua sapeva di buono. Ma non di dentrificio. Come se avessi mangiato una merendina.
Io avevo appena finito l'ultima liquirizia.
Quando le porte si sono aperte hai fatto la seconda cosa che non mi aspettavo: spinto terra e baciato ancora.
Ti ho morso le labbra, stretto forte, tirato a me.
Al pian terreno hai pigiato di nuovo i tasti, a casaccio credo.
Messo l'altra mano sotto la camicia, dietro la schiena, e poi sotto, un centimetro dal proibito.
Un millimetro dall'infinito.
Ti baciavo lenta.
Ho pensato non fermarti, ma l'ascensore andava implacabile.
Mi hai guardato, sorriso, poi di nuovo guardato.
Ed io ferma.
Non farmi male, ho pensato.

venerdì 30 aprile 2010

Nera

Raggomitolato, il pensiero si dipana alle prime gocce.
Il sudore scioglie le barriere.
Metro dopo metro.
E allora mi domando:
ma in fondo al cassetto ci sono ancora io?
E comincio a correrti incontro fino a che il salmastro vince i tubi di scarico.
Eccoti, eccomi, buongiorno e buonasera.
Inanello giri del palazzo perdendone il conto.
Da quanto?
Da un pò.
Perchè?
Non so.
Sai che l'ultima volta che ti ho vista non c'eri?
Aspetta, aspetta: non parlo del duello.
Io e te passo dopo passo incontro.
Gli occhi che mi paiono ostili (scusa ma non sapevo della tua miopia! che fai adesso, ridi?), la distanza che si accorcia.
Non si può cambiare marciapiede e nemmeno lo voglio.
Il sorriso che scioglie gli indugi, ciao come stai ed una voglia di abbracciarti accartocciata come uno scontrino inutile nella tasca dei jeans.
L'ultima volta che ti ho vista non c'eri. Calciavo polverosi sassi sulla montagna che porta al paese abbandonato.
La collina smeraldo dietro casa pettinata dal vento.
Il Nera a limarne il confine.
Pure quel giorno avevo corso a lungo sulla statale fino alle terme.
Mi allungo sul ciglio attratto dal ramo nodoso che offre in estremo un grappolo di more mature.
Un passo, uno ancora. Poi il dolore secco, inaspettato.
Ti ho vista e sorridevi.

No, se per un colpo di culo t'incontrassi, non te lo chiederei.
Perchè per quanto voglia, saperlo mi distruggerebbe.
Pensa se mi dicessi si, in fondo al cassetto ci sei sempre tu.
No,il trono non torreggia più sul rettangolo lungo ed il profumo di legno s'è dileguato.
Milioni di piccole cose rendono adesso l'aria più densa.
Il sole illumina in maniera differente e dietro le tende l'innocente libera allegria s'è dissolta come pulviscolo. La musica è diversa.
Il bisturi non taglia, l'astuccio è vuoto.
Ma in fondo al cassetto ci sei sempre tu.

Non ho pensato che sarei morto, ma non sapevo bene che fare.
Tanto che la prima cosa che ho fatto è stato addentare il frutto dolce e pulirmi la bocca con la maglietta. Poi ho guardato la gamba, due lacrime di sangue appena sotto il ginocchio.

lunedì 26 aprile 2010

Oggi, ieri, che differenza fa?

Mi ricordo il caldo, il sonno ed i colori.
Non avevo dormito ma mi pareva il minimo.
L'appuntamento alla palla, che poi si gira la curva: scavalchiamo ed il prato è nostro.
Lello ci dà buca, ma non ci contavo.
I marmi ai nostri piedi.
Spettatori statue muscolose e silenti.
Le porte senza reti, le distanze immense.
L'odore dell'erba, il gesso scolorito.
Uno contro uno ma non c'è storia.
Allora facciamo a passaggi.
Quanto manca?
Ricordo il panino con la frittata, il domopak custode di fragranze.
Il cuore di speranze.
Che ora è?
Maledetto il tempo che rallenta o corre, inverso ai bisogni, dolorosamente lontano dal desiderio.
Ricordo i colori.
Una città in festa prima della certezza. Come sempre, spavalda e orgogliosa.
Bambini sorridenti.
Fiume di gente vociante.
Il bomber pare frastornato, allarga la bocca enorme e ride mentre tiro la linguetta della lattina di coca ormai calda.
E i cancelli? Ma quando li aprono?
Controlliamo la fila giusto per sapere dove giocheremo a briscola.
L'attesa, il caldo, la speranza, i colori.
Un giorno giocherò su questo prato smeraldo e volerò sulla fascia.
Gli occhi lucidi.
Ricordo tutto come se fosse ieri.
Ma è facile, oggi è ancora ieri.
Ricordo il pianto irrefrenabile. L'abbraccio infinito, le canzoni strozzate, il cuore devastato.
Il 23, il treno, sticazzi se passa il controllore, mamma che mi aspetta sulla porta.
Ancora pianti e ancora e ancora.
20 aprile del 1986
Il lunedì la prof di mate e fisica, tale De Luca volle interrogarmi.
Gli occhi grandi di lei a dirmi io ti amo.
Non è mai facile, non è mai detto, non è mai certo.
Ma non ho paura.
E se Matteo mi chiede perchè stanotte piango e non parlo me lo abbraccio e gli spiego piano: lo sai perchè la mia vita è giallo rossa, c'è una ragione, ho la Roma dentro al cuore, AS ROMA, io non vivo senza te...

domenica 25 aprile 2010

Il tempo

Il tempo, il tempo che passa e non torna più.
Vorrei averne per fare ed anche solo per pensare.
Non ne ho, ne hai, e dobbiamo continuare
a fingere che sia
transizione
passaggio
e che poi ritorni
come una canzone di nuovo maggio,

e i fiori e i colori
e tu
amare,

e tu
amore ,
la voglia di stare
insieme
il vento
la moto veloce quel bacio
la voce
la voce
la voce
Il tempo che passa
il tempo per fare, anche solo per pensare...

martedì 20 aprile 2010

Maledetto

Sveglia! Sveglia! Sveglia!
E adesso corri maledetto, corri.
Che se corri ce la fai,
corri forte, più forte ancora
che se corri la salverai.
Corri maledetto, corri.

venerdì 9 aprile 2010

Occhi verdi, primo

Umido e uggioso, il sole celato da un grigio irritante.
Esco con la felpa con la scritta americana, tentativo stolido di restare in viaggio.
Non fa freddo o forse è solo l'effetto della doccia bollente.

Parcheggio tra le linee sfumate, metto la prima e spengo.
Sono in anticipo.
Reclino la testa tendendo i muscoli del collo.
Chiudo gli occhi per ascoltare musica casuale.
Le mani incrociate sul petto.

Sei un idiota.
Come?
Sono venti minuti che ti aspetto.
Spalanco gli occhi per manifestare sorpresa.
Sei davvero un idiota.
Non capisco.
Pensavo saresti venuto a parlarmi.

Il cancello nero si apre e la folla la inghiotte.
Prima di vedere ancora i suoi capelli legati.