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lunedì 18 ottobre 2010

Quanto ti ho amata

E allora ti dico che se deve essere sia.
Ma tu ricorda sempre quanto ti ho amata.
Ricordalo in queste nere mattine
e nel letto vuoto,
nella luce che al buio cerchi con la mano tremante
di pianto e dolore
Ricordalo nel riflesso dello specchio
mentre muovi amara
lo spazzolino sui denti.
Ricorda quando ti baciavo le labbra secche di sonno,
gli abbracci in sottana
e le lacrime di gioia per la pancia che nasceva.
Se deve essere sia,
ma mai e nemmeno per un solo istante
quando la delusione t'imbriglierà in inganno
dimentica quanto ti ho amato.

Ricorda quanto ti ho amata

e cercata e voluta.
Ricorda il gelo delle assenze,
le strade evitate,
gli incontri casuali.
Il profumo dei biscotti nella stanza colorata,
le camicie piegate e le foto nascoste.

Se deve essere sia, sono pronto.

Ma quando gli occhi secchi odieranno
se stessi
nella completa assurda e crudele
incapacità di vedere che io 
con le stesse
mani 
e nello stesso modo
ti abbraccio 
e ti amo
come se mai nessun treno
m'avesse rapito e portato devastato ucciso,
allora ricorda,
ricorda queste nere mattine,
la mano tua nelle mie,
le grasse nuvole lontane,
l'amore di quando ti dicevo

Ricorda quanto ti ho amata.

Bimbo mio

Professò, ma è sicuro?
Sorride sarcastico mentre la stanza gli si stringe attorno soffocondalo con le pareti di carta sofisticata, i quadri appesi al collo.
Poi si sforza di respirare.
Trattiene le lacrime.
Sii forte, si ripete.
Il camice bianco lascia partire un braccio che indica una macchia sul monitor.
E' uno spruzzo di colore, che male può fare.
Poi con la montblanc descrive un cerchio tutt'attorno.
Scuote la testa e poggia gli occhiali sulla scrivania.
Quanto? chiede imperterrito.
La risposta si autosospende per la vergogna.
Fuori il vento di tramontana d'un fin di settembre inusuale sferza i platani che si appoggiano al balcone.
Prova ad alzarzi ma le gambe cedono.
Si ritrova in ginocchio tremante.
Non so dirle, tre mesi, due, cinque massimo.
 
L'espressione non cambia: chissà quante volte avrà reciso la vita con il taglio d'una parola.
E adesso che faccio?
Una domanda nota.
La sera invade la stanza disadorna.

Nelle cuffie il Califfo canta Bimba mia.
Fine delle trasmissioni.
Au revoir

Ottobre
Un viaggio in treno, tremante di speranza.
Il ritorno mesto e sconfitto.
Aprono e richiudono, lo schizzo non è estirpabile.
Buona fortuna amico mio.