...dev'esserci un'isola più a sud, un altro mare che nuota in altro blu...
martedì 30 agosto 2011
domenica 28 agosto 2011
venerdì 26 agosto 2011
martedì 23 agosto 2011
sabato 20 agosto 2011
Domande
Si può stare a pensare
Anche intere
Settimane
Come non ci fossero più parole
Muto e sottile come finto vetro
Da attore
Consumato
Le parole
Qui invece il tempo s'abissa
Attimi di primavera e momenti d'estate
Mentre soffro come se l'inverno mai avesse abdicato
Tutti questi affanni e poi?
E poi lei
In ogni dove senza nessun preavviso
Improvvisa e improvvida
Mutevole e fantastica
Sto male come fosse ancora ieri
E mi chiedo se mai
Mi rispondo che mai
Anche intere
Settimane
Come non ci fossero più parole
Muto e sottile come finto vetro
Da attore
Consumato
Le parole
Qui invece il tempo s'abissa
Attimi di primavera e momenti d'estate
Mentre soffro come se l'inverno mai avesse abdicato
Tutti questi affanni e poi?
E poi lei
In ogni dove senza nessun preavviso
Improvvisa e improvvida
Mutevole e fantastica
Sto male come fosse ancora ieri
E mi chiedo se mai
Mi rispondo che mai
martedì 16 agosto 2011
giovedì 11 agosto 2011
Falsa tra le righe
La spiaggia bianca di Vada/Rosignano è falsa, finta, e nociva come un persistente abbaglio:
la rena di borotalco e l'acqua stile caraibi è frutto - si fa per dire -
dell'inquinamento.
Da anni una fabbrica sputa bicarbonato e mercurio nel mare.
Il gioco di colori pare interessante.
Il mare però, non sa di mare.
Basta solo non cadere nella trappola e non farvici il bagno.martedì 9 agosto 2011
mercoledì 3 agosto 2011
Il giardino
Quando anche la malattia diventa abitudine nemmeno più il miasma purulento del catetere riesce a scuotermi.
E nemmeno la fogna incrostata di sterco, e nemmeno l'aria greve e flautolenta.
Ricordati le pesche e le pere e i biscotti. Mulino Bianco, mi raccomando: non quella robaccia del tuodì.
Guardo la busta di plastica e ripasso. Si, c'è tutto.
Saluto senza enfasi l'addetto alla piccola reception. Quello manco risponde.
Comincio l'apnea e mi dirigo verso il piccolo giardino.
Leggo a destra intramoenia e a sinistra archivio.
Poi privato e poi ancora ritiro cartelle.
Il corridoio lungo e spoglio pare non avere fine.
Intra moenia...
Chissà perchè ho già in mente il traffico del ritorno.
Ma Roma non si svuota mai?
La luce della porta mi riporta al pratico.
Gatorade al limone e ferrarelle.
Ottanta centesimi l'uno, quaranta l'altra. Spiccioli pronti preparati prima di scendere dalla macchina.
Rallento.
Di fronte a me, oltre la vetrata, tra i due piloni di legno chiaro, una panchina.
Un uomo accarezza i capelli di una donna.
Fa dell'indice un bigodino e poi li lascia cadere dietro l'orecchio.
Le parla lento guardandola mentre lei mantiene la testa dritta.
Assorta? Triste? Incazzata?
Lui le si fa ancora più vicino. Le cinge le spalle e continua a parlare.
Svolto all'angolo. I distributori sono liberi.
In quello dell'acqua trovo già inseriti i quaranta centesimi.
Spingo il bottone della ferrarelle, ma non risponde.
Allora prendo il gatorade che scende con un bel tonfo nella cassettina.
Poggio un ginocchio in terra e penso male.
Mio padre è sdraiato sul letto. Noto insoliti pantaloncini corti azzurri al posto della tuta.
E' stanco perchè ha fatto fisioterapia per due ore, mi dice.
Però, mi vuol far vedere come sta in piedi.
Con una certa difficoltà si mette seduto. Poi sta qualche secondo imbambolato come se gli girasse la testa.
Gli gira la testa.
Guardo con disprezzo la pancia dura e informe. I muscoli del capitano sono flaccide borse che galleggiano sotto le braccia.
Prova a tirarsi su appongiandosi a me. Infilo il braccio sotto al suo e lo stringo forte.
I passi sono piccoli e complicati. Come quelli di chi ha dimenticato come si cammina.
Però la volontà c'è.
Circumnavighiamo la finestra, tocchiamo la porta e si affaccia: fuori c'è vita.
Ma quando me lo porti mì nipote?
La stanchezza prende il sopravvento ma domani ci rifaremo.
Guardo l'orologio.
A domani, dico. Solito scambio veloce di occhiate. Parlo sempre troppo poco.
Scendo i due piani e mi avvio all'uscita.
Ci ripenso. Corridoio e giardino.
Lui l'abbraccia ancora.
Ma non come chi ha paura che voli via.
Come uno che nasconde, come uno che si scusa.
Come chi rassicura, ma più se stesso.
Il braccio le cinge le spalle e lei guarda dritto davanti a se.
Come uno che protegge, ecco, ora mi viene in mente.
Se stesso, la sua vita, gli errori, la consapevolezza, la casa, la famiglia: lei c'è.
Sempre e viene prima di tutto.
martedì 2 agosto 2011
domenica 31 luglio 2011
giovedì 28 luglio 2011
mercoledì 27 luglio 2011
sabato 2 luglio 2011
Quella voce ancora una volta
Baratterei ogni avere,
cederei ogni singolo centesimo
rubato o meritato
sudato o capitato
per quella voce ancora una volta.
Come una carezza: dormi bambino mio.
Ci sono io accanto a te.
domenica 19 giugno 2011
mercoledì 15 giugno 2011
Latitante
il latitante gli telefona a pranzo e cena
il latitante gli fa la spesa
ma non mangia con lui
perchè lui non mangia con nessuno che non sia il suo vino maledetto
perchè lui non pensa senza la sua birra maledetta
perchè lui è solo
perchè lui non si muove
il latitante ha una vita
il latitante è orfano da un pezzo
il latitante però non è solo
il latitante non beve
però si muove se il caffè è corretto
però si muove se c'è il picchetto
però si muove
Perchè d'accordo non siete mai andati
perchè il carattere tuo è quello che è, strano a morire
perchè tu non lo fai ridere
perchè tu sei stato sempre solo
perchè tu sei serio
perchè tu.
perchè.
però si muove se il caffè è corretto
però si muove se c'è il picchetto
però si muove
Perchè se sta male non se ne cura
perchè se sta male e fa male
il latitante sta male
perchè il latitante è solo
anche se non è solo
Perchè il latitante è un bimbo che più non piange.
martedì 7 giugno 2011
Mercoledì, ore 15
Domani stacco prima.
Il mio amico mi darà il cambio un paio d'ore prima.
Nessun sollievo però.
Parteciperò ad un funerale.
Qualche passo indietro.
Quando intrapresi questa pseudo avventura lavorativa lo stato d'animo rasentava momenti di euforia frammisti a tristezza assoluta.
Sapevo quel che lasciavo e nulla immaginavo di quel che andavo a prendere.
Colleghi turni impegni difficoltà situazioni: tutto diverso.
E poi, se io prendevo un posto, se io prendevo quel posto, qualcun altro lo stava perdendo.
******* non era propriamente mio amico ma era una buona conoscenza amichevole.
Quando ero pischello e facevo le notti capitava che mi desse il cambio con il suo faccione allegro e la sua favella perpetua.
Crescendo tutto è cambiato.
Non sto a dirvi perchè andò via: è un altro discorso.
Il fatto è che stamattina, mentre io lavoravo, mentre il mondo continuava la rutilante lotta all'inutile, tra le sue braccia, chiudendo gli occhi dolcemente, sorriso finalmente allegro tra le labbra, mentre io ero seduto sulla traballante sedia sulla quale anche lui poggiò le chiappe stanche, mentre mi dibattevo per il niente, a lui moriva il figlio.
Non oso immaginare la disperata sensazione di vuoto e cieco e furibondo dolore.
Non oso.
Anche perchè il punto ancora non è questo.
Dovete sapere che un altro collega- dove cazzo lavoro, penserete- un altro di noi tre, un altro uomo, mercoledì scorso si è tolto la vita.
Impiccato e penzolante dalla sbarra per i dorsali della sua camera.
Motivi? Si dicono futili.
Magari imponenti nella sua mente imponderabile.
Quello che voglio dire è questo: quel ragazzo voleva vivere ed ha resistito 14 anni, tra dure battaglie e sforzi immani.
Tu, perchè cazzo lo hai fatto?
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