sabato 30 aprile 2011

Se

Se ti capita di leggere stasera,
stanotte,
o mai,
sappi solo che sto dicendo a te:
Ti voglio bene, non immagini come,
non immagini quanto.
Inequivocabilmente a te.
Se ti capita ogni tanto, a tempo perso,
per sbaglio o curiosita' di fermarti qui,
sappi che il pensiero è sempre a te.
 

E se una parola ti allontana ed un'altra troppo ti avvicina, non temere:
che per quanto distante ti sono, mai come adesso ti voglio vicino.
Se spolverando i dubbi ti lasci trasportare sui faticosi saliscendi dell'altrove,
se ritieni con speranza o delusione che tanto più dolce e lunga sarebbe potuta durare l'estasi
o se di contro, diversamente e assai più lontano, avresti vissuto felice e dimentica,
sappi che ti ho amato come ho potuto.
Nascosto o presente.
Come mi è stato negato ed oltre l'onore del concesso.
Se ti capita di leggermi, sappi tutto quello che immagini e che speri.

martedì 12 aprile 2011

La vita

La vita guarisce la vita:
era novembre e sarà di nuovo novembre.

Per chi non crede alle coincidenze.

martedì 5 aprile 2011

Per poco tempo


Ci vogliamo ancora un mare di bene, io e te, vero?
Si: il nostro mare...
...è un Mar Morto.
Non manca il sale nelle parole.
Depressione, non a caso.
Nel senso fisico, per carità, ovviamente.
Sprofondiamo.
Certe volte.

Asfaltide, galleggiamo separati.
Ma c'è battito.
O l'onda m'inganna?

...mi tengo il segreto come fosse una colpa,
scoppio ma dentro,
E non è esattamente giusto, non come vorrei.
La pazienza rende il vino migliore.
Non è una colpa, è solo che la cipolla frigge ancora.

sabato 2 aprile 2011

Vedremo


Noia
No
Nausea
Stop
Dolore
Mani
Tempie
Boh
Sguardi
Silenzi
Riflessi
occhi
occhiate
sorrisi
stanchezza
Passerà
di nuovo
sarà
Come è stato
Perchè
la vita
guarisce
la vita
Aspetti
aspetto
e insieme
stretto
nel petto
un cuore
tun tun tun tun tun tun tun tun tun tun
Noia
stop
tun tun tun tun tun tun tun tun tun tun

sabato 26 marzo 2011

giovedì 24 marzo 2011

Vedremo

Cacao amaro
Arancio amaro
Riso amaro.

Basterà il cotone leggero e l'acqua e il suo canto?

martedì 22 marzo 2011

La giornata no

Un ringraziamento sentito a tutti quegli amici così bravi a starti vicino quando sei nella merda e che scompaiono alle prime luci di rinascita.
A tutti quelli che ti cingono la spalla e piangono con te. Perchè sei debole e c'hai  bisogno.
Ma se solo rialzi lo sguardo si dileguano di botto perchè del nostro metro sulla terra non sanno che farsene più.
Ed uno pure a tutti quelli che pensano sempre male, solo perchè non ci arriveranno mai.
Solo perchè da sempre mangiano cous cous ed invidia.
Perchè se ci fosse gara arriverebbero di nuovo secondi. Ultimi ergo.
Solo perchè nella dispensa ripongono la loro impossibilità di fare.
Un ringraziamento sentito sentito agli onanisti cronici.
Un ringraziamento sentito.

Vedremo

...ed io come ti riconoscerò?

venerdì 18 marzo 2011

Vedremo (?)

Ti prego con lo sguardo
Ti supplico con gli occhi
Non mandare tutto a puttane
(Lo so che non si dice)
Non senti il mio cuore come già batte?
Ne morirei.

mercoledì 16 marzo 2011

Vedremo, margheritina

Asfittico fiore di campo, fradicio e malconcio:
 felice di saperlo o triste per non poterlo dire?

lunedì 14 marzo 2011

Vedremo, ieri notte

Ho sognato mia madre: maglione a collo alto bianco.
Giovane, bellissima. Capelli appena sotto le spalle.
Mamma, le ho detto, è vero che non c'è niente dopo?
Ha annuito.
Ma era come se non potesse dire.
Eppure.
Quattro di mattina, infatti. Inutile lavarsi i denti.
C'è qualcosa che devo sapere?

Vedremo, 14 Marzo

E tirava un vento freddo ieri, fuori e dentro le coperte.

In attesa.

domenica 13 marzo 2011

Vedremo, 13 Marzo

Pare che sognare costi poco e che a volte, addirittura, il sogno s'avveri:
correvo, non sognavo.

sabato 12 marzo 2011

Vedremo

Ho fatto un sogno: correvo.
Poi veramente ho corso.
Faceva freddo e il sole spariva dietro la gru.
Dopo cinque minuti una fitta al quadricipite, gamba sinistra.
Ho rallentato.
Ho cominciato a pensare.
E meno correvo, più pensavo.
Allora ho ricominciato a spingere.
Ma più spingevo e più pensavo.
Non riuscivo a smettere di pensarti.
Più mi stancavo e più tornavo lucido:
occhi verdi, occhi blu,
occhi verdi, occhi blu.
Dipende.
Vedremo
.

lunedì 14 febbraio 2011

San Valentino

Cara Mamma,
oggi sono stato ad un funerale.

Non avevo mai visto una chiesa tanto brutta.

Un teatro di cemento riuscito male al quale si accede da un'entrata senza porta che pare annunci un garage basso.
Mi viene da chinare la testa mentre entro sotto braccio a Dolores.
Sedili di legno chiaro e consunto a semicerchio attorno ad un altare spoglio: un muretto quadro dipinto a mano da qualcuno che pensava di essere bravo e bravo non era.
Mura grossolane fredde e spoglie.
Panche disposte a caso.
Sopra l'altare una finestra profonda e rotonda rivolta a nord est.
Pure il sole che vi entra pare stonato.
Alle mie spalle tre grossi stupidi climatizzatori a chissà quante btu.

Un funerale a San Valentino?

Strano, ma credo che la morte e i commerciali riti successivi abbiano tempi obbligati che non fanno caso al calendario.
Scusa, ancora non ti ho detto di chi.
La mamma di Glauco, il mio amico e collega di lavoro.
Quello col pizzetto, quello buono, i capelli riccioli legati a cipolla sulla nuca, quello che ride sempre.
Non come me, si, lo so...
E non come oggi.

No, non la conoscevo. Mai vista proprio.
 

Ad una chiesa sì brutta sta un prete scorbutico e sbrigativo.
Giovanissimo, poi.
Capelli lunghi sulla nuca, frangetta, scarpe da ginnastica.
Nere ok, ma sempre da ginnastica.
Una faccia antipatica che appena dopo l'alzata generale comincia una personale polemica con i non cristiani che dubitano che oggi sia un natale piuttosto che un giorno triste.
Sarà, sarà miope o sarò miope io, ma vedo solo gente che piange.
A Natale.

Lui piangeva.

Suo fratello pure.
Le sorelle nere e dritte, stordite, intente a contraccambiare bacetti di rito.
Lo incontro sul piazzale.
Mi abbraccia e mi dice singhiozzando che adesso capisce meglio chi sono.
Lasciamo perdere.

Dicevo del prete.

Mi siedo e mi sento osservato.
Sta guardando proprio me. Mi predica contro.
Cazzo vuoi, sto per dirgli, ma i nasi che tirano su mi frenano. Fortunatamente.
Parla veloce, incazzato.
Legge rapido e sbrigativo, cammina ciabattando e sbatte gli strumenti dell'amore divino.
Di vino, meglio.
Sai a chi mi fa pensare?
Ricordi quel pretaccio dei tuoi racconti ?
Quello che ti inseguiva cercando di estirpare il diavolo di dosso solo perchè t'avevano beccato a fare un giro sulle prime bici del secondo dopo guerra.
Si, quello stronzo dei ceci sotto le ginocchia, quando rea di conoscere tutte le risposte non ti stancavi di alzare la mano.
E adesso, chi sa dirmi quale mare bagna la Sicilia?
Tuo padre era siciliano.
Quello che ti costringeva seduta a piangere i morti tra vecchie pedulanti.

Glauco è due file di panca sotto a me.

Ha parecchio da fare con gli occhiali.
Con le tasche, con le mani, con i lacci.
Guarda fisso dinanzi.
Guarda quel legno immobile e quei fiori osceni destinati al macero.

Il cretino ha finito la polemica.

Si passa al padrenostro, secco secco e allo scambio di strette di mani.
Poi decide che la messa è finita e congeda tutti. Se ne va e spegne la luce.

Nemmeno mezz'ora.

E' questo il momento che non riesco a togliermi dalle palle: tutti si alzano e la bara viene portata in quella orrenda stationwagon sproporzionata.

E' il momento del distacco definitivo.
Fino ad un secondo fa stava lì, si poteva raggiungere, aprire, vedere e ispezionare.
Pure piangerci ancora sopra. O tirargli i mazzi di fiori contro.
Quando entra in macchina finisce tutto.
Non riesco a spiegarlo ma è l'attimo clou: l'attimo definitivo.
Ed in quest'attimo, mentre tutto è immobile e mentre tutto mi gira al contempo attorno, mi si avvicina Lory.
Ho paura - mi fa - che prima o poi crolli. Lo vedi, ha una parola per tutti, è lui che tira su gli altri. Prima o poi crollerà.
Oppure no, le  dico io. Può essere che non crolli mai e si seppellisca da solo, insieme a lei, marcendo da dentro, ma invisibile a tutti. O ai più.
Poi segue la folla e rimango col dubbio.

C'è il sole che pare primavera.

C'avesse ragione il pretucolo che davvero è un natale?
Ne dubito.
Una signora grida nonglielofacciamounapplausoallasignoraAnnacheeratantotantobuona? E mentre l'applauso cresce non spontaneo, piange forte.
La macchina si mette in moto. I fiori occupano gli spazi rimasti schiacciandosi tra vetro e legno.
Ricominciano le strette di mani, i bacetti, i saluti.
La gente si dirada rapidamente.
Pure io mi avvio che devo tornare al lavoro.
Dopo ti racconto al telefono, penso.
Prima di mangiare.

Cara Mamma, oggi sono stato ad un funerale. Di San Valentino, che strano.

Ma San Valentino è a Novembre?


Ps: Glà, ti vogliamo bene.