mercoledì 28 gennaio 2026

Centopensieri

Centopensieri
il primo è per lei
gli altri
novantanove
semplici
scalini

le sei
cinque ore senza
non è assenza
semmai mancanza

Basta uno sguardo
a volte
e ti prende la mente

Vuoi sapere
perchè ieri un pianeta distante
adesso un attimo costante

E allora pensi

Quei due minuti
Intensi
Quasi violenti
Il mondo che scompare
Il mondo che
si rivela
In tutta la sua
Bruttezza e bellezza
Onore e pena
Come una vela
di ritorno dalla luna
La luce improvvisa
Il buio profondo
Quei due minuti
Così intensi
Così violenti
Come un fortunale
Come un arcobaleno

Io che dimentico di esistere
Perché vivo
Finalmente vivo

Il cielo azzurro di settembre

Secondi come millenni
una spada di sole sulla fronte
le ombre lunghe nascoste
sui passi affrettati
Non perdere tempo
era avere tempo
I sogni scivolati via
come zucchero sulle chiacchere di carnevale
quello che rimaneva era sempre insipido
quando mi lasciavi le mani
il clangore sulle inferriate
una porta aperta
la vita richiusa
dentro

C'era il vento caldo di agosto sul cielo azzurro di settembre
c'era una musica
come solo il mare
come solo la spuma
come solo un bacio

Restavamo in silenzio a guardarci
a giurarci l'eterno
legati da un abbraccio senza sonno
ma che doveva
l'ora stabilita
l'ora tiranno

E l'ultimo era sempre più doloroso
come una crosta sollevata
goccioline d'amore ribelle
a tracciare una via
immaginare una vita

Io non sapevo come,
l'orchestra omaggiava la sera
con fiori di note inattese
tu mi cullavi
dentro
senza paura.

venerdì 23 gennaio 2026

Mai letto?

Si presenta che sembra il vecchio professore di filosofia del liceo che prendevo perennemente per il culo. Ci faceva lezione leggendo il libro, non rispondeva mai a domande difficili.
Dice Donato, ho una prenotazione a mio nome; ma è solo intuito perchè non capisco un accidente. Il passaporto americano rivela il luogo natio, Monselice, Italia...
Poi fa una battuta su quanto faccia caldo:
un giorno ho detto ad un amico americano fa caldo e lui ha capito fuck Aldo...
Non gradisco e lavo il sorriso con una boccaccia.
E' un tipo stranuccio direi, una decina di centimetri più del bancone, fronte larga, e occhiali rotondi sugli occhi vispi. Un viso gioviale e limpido.
Vengo dal Midwest, prosegue - e l'italiano lo parlo sempre meno.
Coelum non animum mutant qui trans mare currunt, la butta lì e non capisco.
Arrovella la lingua sulle erre che sembrano esse, trascina le altre lettere in un miscuglio di lingue possedute, dimenticate, soprassedute e sempre vive.
Il Midwest è un concetto troppo vago, come è troppo - inversamente - forte la sensazione che sia un personaggio di spicco. Gente non facile da incontrare, gente che comunica il sapere col sorriso e mostrando di non sapere, sempre pronti ad imparare insegnando.
E non a caso cade sulla Grecia.
Noi saremo sempre, dico - la culla del sapere.
Perchè dice noi?
Terreno fertile.
Socrate, la maieutica, la certezza che nessuno mai avrà la possibilità d'arrivare dove i Greci pensarono.
Dio, il concetto di dio in mille religioni, l'Islam, le contraddizioni, le risposte.
Mi trascina in cose che non so e che vorrei sapere, viaggio per lande dove sono ignorante e lo guardo con occhi di sorpresa.
Potrebbe parlare per ore, magari in passato avrà tenuto conferenze e mirato sguardi dritti d' approvazione e stima.
Quando mi si nomina la Grecia...
E' un' emozione tutta mia, mi sento fiero, nuoto con gli occhi in quel mare d'amore, parlo con calore e partecipazione speciale, parlo...
Perché di solito non parlo.
Perché di solito trattengo.
Evito.
Lo incontro l'indomani alla partenza. O check out come precisa lui.
Dico grazie perchè non è facile incontrare personaggi come lei.
E per me che ad un certo punto ho smesso di progredire, che imparo solo leggendo, che spesso dimentico che non si conosce mai abbastanza, sapere che ci sono ancora persone come lei è un piacere.


Immodestamente mi prendo la briga di scriverti che ti faccio bene e come diceva quel pazzo della 405 di ieri che sciorinava detti latini a destra e a manca, è grazie alla maieutica tipicamente greca che ti faccio uscire quello che poi tu hai piacere di far uscire.
Il tipo della 405, tale Donato, stamani mi ha intrattenuto con delle storie fantastiche. Poi è partito, è tornato, e stringendomi la mano mi ha detto: "lei è una persona estremamente intelligente, che ha paura che la gente se ne accorga e quindi fa di tutto per nascondersi alla gente."
D'impatto ho chiesto se fosse l'ennesima parabola, mi ha risposto che stava parlando di me.
Grandioso.
L'avevo fermato, prima di pagare, ringraziandolo: "sa, lei è una persona che fa bene conoscere; perchè per i tipi come me ad un certo punto la conoscenza si ferma,non si ha più tempo per studiare. E allora diventa fonfamentale l'incontro che persone che sanno e che illuminano con la conoscenza."

Ad maiora.